Prefazione di Don Collins''Sono venuto a Pescara per rivedere un mio vecchio amico giornalista conosciuto a Londra e poi rivisto in varie occasioni durante delle manifestazioni sportive internazionali in cui lui era inviato speciale del suo giornale.Parlando delle sue ultime interviste, mi ha parlato di un personaggio particolare che era stato, di fatto, arrestato dalla psichiatria locale e, divenuto vittima della insulsaggine, della superficialit di alcuni medici psichiatri e di alcuni assistenti sociali, per colpa anche di una legislazione italiana assente e colpevole per molti versi, aveva perso tutto o quasi, diventando, da ricco operatore nel settore dello sport e della comunicazione on line in Slovenia, si era ritrovato solo, senza lavoro, senza famiglia e senza amici.Essendo interessato anche io del problema in quanto ho da poco concluso una mia serie di servizi sul problema che aveva colpito mister Berardocco, ho voluto conoscere alcuni dettagli per compararli con la situazione nel mio Paese. Fidandomi della professionalit del mio collega italiano, ho voluto leggere i suoi servizi e mi sono fatto raccontare tutti i dettagli frutto delle sue analisi e osservazioni sul tema della psichiatria in Italia e mi ha consentito di leggere le bozze del volume che stava scrivendo mister Roberto Berardocco.Ne venuto fuori un panorama aberrante, molto pi negativo di quello da me seguito e conosciuto in Inghilterra.Una volta ricevuta una diagnosi, difficile tornare indietro: resta attaccata come un'etichetta di "matto"che talmente potente che molti dei comportamenti normali degli pseudo pazienti erano stati del tutto trascurati o profondamente fraintesi dal personale in modo da farli rientrare in una teoria popolare delle dinamiche di una reazione schizofrenica.Un motivo importante, alla base dell'eccesso di diagnosi che esse vengono spesso formulate alla prima visita, quando in genere i pazienti si presentano con situazioni di tristezza, stress lavorativo, problemi coniugali, un trauma recente o molte altre problematiche che molti di noi talvolta sperimentano.I medici tendono a dimenticare che la diagnosi l'istantanea di un momento, e che il paziente potrebbe stare bene prima e dopo la visita. Naturalmente, pi spesso una persona si reca dal medico, pi alto il rischio di una falsa diagnosi.I medici dovrebbero avere pazienza e cercare di evitare di marchiare le persone con un'etichetta diagnostica alla prima visita. Anche quando in seguito una diagnosi smentita, quasi impossibile sbarazzarsene davvero, e la persona che viene stigmatizzata pu risentirne anche nella sfera lavorativa, assicurativa e in altri ambiti importanti.I medici dovrebbero inoltre evitare di prescrivere farmaci al primo incontro, a meno che non si tratti di una situazione davvero acuta. Se un paziente insiste nel voler farsi prescrivere un farmaco, ad esempio un antidepressivo, il medico psichiatra dovrebbe convincere molte persone che non una buona idea precipitarsi in azioni affrettate. Le etichette diagnostiche usate dagli psichiatri non si addicono granch al tipo di pazienti con cui hanno a che fare i medici generici, ma ogni volta che nell'ambito delle cure primarie si sollevano dubbi sulle prospettive degli specialisti riguardo ai disturbi mentali, gli psichiatri reagiscono con incredulit sostenendo che i medici sono degli incompetenti... e il paziente da semplice stressato, diventa un matto patentato...La lettura del libro di mister Berardocco estremamente utile e illuminante.''Don Collins
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